Il resto

Il resto

Esiste un’inspiegabile vertigine del vivere.

Una componente miracolosa che sfugge quasi sempre.

Con un una discreta quantità di bicchieri di vino rosso svuotati in uno stomaco vuoto, mi trovo a ballare davanti allo specchio del salotto, guardando qualcosa che se ci fosse qualcuno ad assistere non vedrei mai. Perché in presenza di altri non esisterebbe.

Deve essere questo il motivo per cui, a volte, ci troviamo più o meno volontariamente con il vuoto intorno.

Soli. A guardarci in faccia per come siamo una volta chiusa la porta dietro di noi.

Non sappiamo mai chi stiamo guardando quando c’è qualcuno vicino.

Quel riflesso scompigliato, che adesso si muove come se dovesse espellere il veleno di un qualche invisibile ragno nero, è lo stesso a cui pesava alzarsi dal letto questa mattina, lo stesso che non sa più cosa sta facendo e cosa vuole fare, lo stesso che cerca consensi a manciate per darsi un senso, che cerca conforto negli oroscopi senza crederci,  che a volte non ce la fa e non ce la vuole fare.

Deve essere questo il senso del vivere.

Il resto di un minuendo a cui sono stati sottratti tutti quei piccoli morsi quotidiani che levano la forza,  i ricordi che bruciano come tagli sottili nei momenti meno opportuni, i dolori che ci sono esplosi sotto i piedi come mine, il fango delle umiliazioni più o meno guadagnate.

Un resto che nonostante tutto non si trasforma in un risultato al negativo.

Inspiegabilmente e miracolosamente.

La vertigine della frenata appena prima del burrone.

 

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