Briciole (insignificante frantume che può farti ritrovare la strada) – 2

Briciole (insignificante frantume che può farti ritrovare la strada) – 2

Ho escogitato un escamotage salvavita.

Uno di quei trucchi per raccontarsela in modo credibile.

Tutte le volte in cui, nonostante la volontà, le preghiere e le imprecazioni verso ignoti, la vita ostacola sfacciatamente la realizzazione dei miei piccoli desideri, penso ai miei amori ai tempi della scuola.

Mi ricordo del ragazzo alto e ricciolino che non mi vedeva manco per sbaglio, il biondino con il caschetto alla Nick Carter che guardava solo la mia compagna di banco, il tipo con gli occhi azzurri che impennava con il booster per il quale ero un qualunque pedone.

Penso a loro ieri, così desiderabili e inarrivabili.

E guardo loro oggi.

Pelati, sovrappeso, con il profilo di coppia e lo status che cita “imprenditore presso me stesso”.

Allora mi convinco che l’universo in verità sia mio alleato e, più lungimirante di me, non mi faccia raggiungere l’obbiettivo, oggi come allora, perché quel desiderio che attualmente bramo ma non me se fila de pezza, domani sarà stempiato e “laureato all’università della vita”. Ciao universo, sono brava pure io a prendermi per il culo.


 

re·spon·sa·bi·li·tà/

sostantivo femminile

Congruenza con un impegno assunto o con un comportamento, in quanto importa e sottintende l’accettazione di ogni conseguenza.

Ogni.

•Controindicazioni non esplicitate•

Attenzione:

Tutte le volte che cercate di scaricarla su spalle altrui rimpicciolite di qualche centimetro.  In poco tempo potreste non riuscire ad arrivare allo specchio del bagno. E dovrete lavarvi la faccia nel bidè.

[Tenere fuori dalla portata dei bambini]


 

Frequento i pontili da quando avevo 15 anni.

Da quando, tra amiche, avevamo deciso che per affrontare la fine di un amore che ci sembra sempre insostituibile potevamo ripetere tipo mantra: “ tanto meglio così “ e tutto passava.

Da quando per rubare mezz’ora al coprifuoco genitoriale avevo una fantasiosa gamma di scuse che andavano dal motorino che non partiva all’assalto dei cinghiali ( per dove vivo è plausibile, giuro).

Da quando passarci il tempo con le gambe penzoloni ti faceva sentire un po’ Joey in Dawson’s Creek anche se Dawson, te lo devo dire, non ti si filava nessuno, a tutte piaceva Pacey (e il tempo ci ha dato ragione).

Insomma, sui pontili di legno mi sento ancora a casa e spero sempre di trovare tra le fessure un po’ di quella leggerezza di quando domani era davvero un altro giorno.

Ciao pontile sarai sempre una delle mie case preferite.


 

Cana, eroina dei pavidi, ieri ha dimostrato di affrontare le paure con una tecnica invidiabile.

Mentre i fuochi facevano cascare il cielo e tremare la terra, lei pure tremava.

Ma seduta, composta, stoica, dando la schiena al pericolo, guardando dalla parte opposta, fingendo che non fosse vero.

E credendo a chi le sussurrava nell’orecchio: “andrà tutto bene”. Credendoci contro ogni oggettiva logica.

Impariamo tutti da Cana.


 

Le ombre sono giuste.

Ci ricordano quanto mutevoli siamo.

Quanto siamo molto più di quello che vediamo.

Ho ancora i brividi.


 

La leggerezza, quando è un modo per entrare nelle cose senza bagnarsi i pantaloni arrotolati alle ginocchia, senza compromettersi, quando è stare così vicino alla riva da poter negare di essere entrati in acqua mentre si infilano i piedi nella sabbia per nasconderne le impronte, non è davvero leggerezza.

La leggerezza è quella cosa che ci insegnano i ragazzini che, subito dopo aver bevuto litri d’acqua salata, si ributtano in mare fingendo di avere la memoria corta.

E non hanno paura di farsi venire le labbra viola per il troppo nuotarci dentro.

Perché loro sulla riva ci stanno solo per immaginare il prossimo tuffo.

 

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