#perlaGloria – Serra,il classismo e l’ignoranza.

#perlaGloria – Serra,il classismo e l’ignoranza.

#perlaGloria per Artspecialday

Ci sarebbero da dire talmente tante cose sulla questione delle minacce al professore a Lucca, sull’Amaca di Michele Serra e la polemica che ne è scaturita che, se ci si ferma davvero a riflettere, passa la voglia di dire qualsiasi cosa.

Non per ignavia, sia chiaro, ma perché avere un’opinione lucida e coerente di certe questioni, soprattutto quando il tema è delicato e ampio, è un’impresa ardua, spesso impossibile.

Ci sono in campo troppi argomenti per non rischiare di poter dire delle idiozie.

Per citarne solo alcune: lo sconcerto di fronte al fatto in sé, il punto di vista mal proposto di Serra, l’odio gratuito verso Serra, il classismo, il terrore che esista ancora una differenza tra classi che fingevamo fosse estinta.

Io sto correndo lo stesso rischio proprio ora. Ma sono un’impavida. A volte.

Credo che i punti per valutare il tema generale siano essenzialmente tre:

  • L’ignoranza. Intesa per quello che è: inconsapevolezza o incompetenza più o meno colpevole. Esiste e non possiamo fingere sia diversamente. Anzi dovremmo proprio smettere di fingere che non ci sia, perché non è il modo giusto per sanarla ( ho detto sanarla non ghettizzarla, per essere chiari). C’è, è un dato di fatto e a essere precisi ne esistono diverse versioni. Quella che ritengo più grave e spaventosa è quella che dista di più dal concetto di cultura e istruzione. È quella che oscura i punti di vista altrui e la volontà di informarsi, di mettersi nei panni di qualcuno, di prendere almeno in considerazione che si possa avere torto, anche solo parzialmente. Non so da dove derivi di preciso questo tipo d’ignoranza, ma sono certa non dalla cultura in quanto tale. Ha un grado di pericolosità elevatissimo, perché la chiusura mentale ammazza l’empatia, rende il pensiero estremista e fa da sempre disastri epocali. Anche perché tendenzialmente in un confronto è quella che fa alzare i toni per mancanza di argomentazioni.
  • Il contesto sociale e famigliare. Questo è il tema che ha toccato Serra che di base ha la sua dose di corrispondenza nella realtà. Non è assolutamente vero che ”i figli di papà” sono bravi e puliti e chi vive in condizioni di disagio invece è un primitivo con la clava. Per niente. Ma il contesto famigliare può incidere ed è estremamente più eroico e faticoso uscirne bene. È un dato di fatto. Sono figlia di una famiglia che incarnava il dualismo di una buona cultura e un’educazione ferrea in contrasto con una condizione economica scalcinata, fondata sulla continua necessità di stare a galla. Ho frequentato il Liceo Linguistico e mille volte ho pensato di mollare perché il bisogno concreto di soldi offusca la prospettiva che una buona istruzione possa riscattarti. Inoltre sentirti in una condizione svantaggiata ti fa spesso credere che le scelte di reazione siano tendenzialmente due. Essere solo sfigato o uno forte, imbruttito dalla vita che reagisce con la rabbia. Componete che, vi assicuro, c’è. Non ho fatto una Scuola Professionale, ma credo che in una situazione in cui ci sia una concentrazione di ragazzi che si sentono sfortunati per qualche ragione e che scelgono la ”violenza”come strumento di affermazione sarei stata più incentivata anche io a usare lo stesso tipo di ”armi”.
  • La responsabilità. Non siamo più abituati a prendercela. Abbiamo sempre mille scuse: la scuola, la famiglia, il vicino, il destino infame. Insultiamo chiunque, gratis e senza pensare un secondo a cosa sta per uscirci dalla bocca. Ci sentiamo legittimati a dire tutto in qualsiasi modo solo perché non vediamo conseguenze all’azione. Se è vero che il contesto ha il suo peso ( vedi i due punti precedenti) è altrettanto vero che abbiamo tutti una coscienza mentale ( o almeno dovremmo) per fare scelte, decidere di uscire dalla nostra condizione o almeno provarci. E smetterla di credere che l’aggressività sia uno strumento di potere. È un’arma da imbecilli e se non lo capiamo difficilmente potremo insegnarlo a qualcun’altro, figli e studenti compresi.
Per riassumere: il ragazzino, da ovunque venga, va punito altrimenti non imparerà mai e diventerà un adulto ignorante, anche nel caso sapesse recitare la Divina Commedia a memoria.

Serra ha espresso un’opinione lecita, magari mal esposta, magari non condivisibile, ma resta un’opinione personale di cui si è preso la responsabilità rispondendo alle accuse.

Noi facendo una sassaiola mediatica verso Serra  (più che sulla sua opinione) stiamo facendo qualcosa di molto simile al bulletto di Lucca con il suo professore, usando la prepotenza verso chi ci sembra essere in una posizione superiore rispetto alla nostra.

Gloria Sacchi per MIfacciodiCultura

No Comments

Post A Comment